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La storia e lo sviluppo del quartiere Tuscolano - Don Bosco
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Lo
sviluppo urbanistico del quartiere Tuscolano-Don Bosco, ha avuto una forte
spinta con la crescita demografica degli anni immediatamente successivi al dopoguerra
e negli anni '60, quando Roma arrivo' a raggiungere la ragguardevole cifra
di 3 milioni di abitanti. Tale sviluppo si è realizzato lungo la via Tuscolana,
fino alla zona comprendente Don Bosco, disegnando uno scenario urbanistico
ricco ed interessante nel quale convergono diverse tipologie abitative funzionali
al principio del massimo sfruttamento rispetto alla variabilità degli appezzamenti
di terreno.
Infatti, nei primi anni '30 il
Tuscolano già includeva il primo nucleo edilizio del Quadraro dove sorgevano villini di vago stile liberty sorti
nei primi anni del '900 ,integrati negli anni seguenti da costruzioni più che altro abusive e baracche poste lungo
l'acquedotto felice, in aumento dal dopoguerra in poi. La nascita del Quadraro, favorita dalla presenza delle ferrovie
(la Roma-Frascati inizia il suo servizio nei primi del ' 900) e dalla presenza di alcune piccole fabbriche presso
Porta Maggiore, veniva minimizzata nel Piano Regolatore del 1931 che ne destinava la zona per la costruzione di altri villini
simili a quelli già esistenti lasciando comunque molto spazio verde.
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Dagli inizi anni ' 50,
quando i salesiani iniziarono la costruzione della chiesa di Don Bosco con la relativa attuazione del quartiere, la pressione
della proprietà immobiliare modificò la destinazione delle aree, trasformandole in tipologie a edificazione intensiva,
dando il via al successivo fiorire della speculazione edilizia degli anni '50 e '60.
Fino ad allora, intorno al
Quadraro e nella zona della Tuscolana, era un disseminarsi di costruzioni di ogni tipo, dalle baracche nei pressi
dell'Acquedotto Felice ai villini in stile liberty del Quadraro, alle case plurifamiliari, dalle botteghe artigiane ai
grossi depositi. Le baracche dell'Acquedotto Felice, sorte nell'immediato dopoguerra a ridosso dei ruderi romani,
partivano da Porta Furba, a Nord sulla via Tuscolana dove si ricongiungevano alla borgata del Mandrione e poi, seguendo
l'acquedotto, arrivavano fino all'altezza di Cinecittà.
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Il parco degli Acquedotti sulla via Tuscolana
Il Parco degli Acquedotti
rappresenta una piacevole passeggiata per il patrimonio storico-archeologico, e per l'importanza che ha rappresentato nei secoli.
Questo percorso è certamente il più spettacolare per il numero di acquedotti che si intrecciano, e per le resta ancora visibili.
La collocazione di quest'area nell'ambito urbano della nostra città, a ridosso dell'Appia Antica e la via Tuscolana,
ha reso possibile da molti secoli un suo sfruttamento da parte dell'uomo. |
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